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Shaman Records presenta: Ruben Mandolini

2021-01-20 10:00

Shaman Records

Interviste,

Shaman Records presenta: Ruben Mandolini

Shaman Records presenta:Ruben Mandolini

 

 

Shaman Records presenta:

Ruben Mandolini

 

 

 

 

Potresti dire ai lettori del nostro blog come è nata la tua passione per questo genere musicale?

 

Ciao ragazzi, la mia passione per la musica elettronica è nata tantissimi anni fa quando ancora ero un adolescente e andavo a scuola. Mentre mi esercitavo per le lezioni, capii di riuscire a risuonare a ‘orecchio’ e senza fatica qualsiasi melodia mi capitasse di ascoltare. Poi degli amici mi prestarono una cassetta di musica dream progressive di quegli anni ( 94’/95’ giù di lì) e mi innamorai di quel genere musicale cercando di riprodurlo con una tastierina Bontempi che mi avevano comprato i miei genitori per divertirmi. Tutto è cominciato così.

 
Quali artisti hanno influenzato la tua musica? Qual è stato il momento in cui hai realizzato di voler diventare dj?

 

Sicuramente non è un artista, ma sono molti artisti in molti periodi della vita. Ascolto musica in maniera maniacale da quando sono adolescente.. da Elvis Presley a i Pink Floyd, da Celentano a Robert Miles.. da Michael Jackson agli Abba..  ho sempre ascoltato di tutto. Le maggiori influenze che mi hanno segnato e aiutato a produrre musica non sono legate al mondo dance/underground. Anche se nel 2005 quando in un negozio di dischi ho ascoltato per la prima volta “Âme - Rej” qualcosa è scattato dentro di me.

Sono diventato Dj all’età di 16 anni. Non ho realizzato che volevo diventarlo, ho iniziato a comprare dischi e li suonavo in una stanza insieme ad altri 3 ragazzi. Era una passione come chi era appassionato di motorini o di calcio. Amavo suonare i dischi che compravo tutte le settimane. Poi le prime domeniche pomeriggio nella discoteca di provincia, le prime vere serate nella seconda sala di un tempio come il Jaiss e ho capito che potevo e volevo qualcosa di più.

Fortunatamente nel mio piccolo, un pò ci sono riuscito :)

 

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai delle nuove releases in programma?
 

Che dire, parlare di futuro adesso purtroppo è abbastanza difficile. Siamo stati destabilizzati da una pandemia mondiale che ha messo in totale crisi il nostro settore. Ma ho tanti progetti in mente e spero di poterli realizzare molto presto. Negli ultimi anni mi sono anche dedicato allo studio della cura del suono e adesso sono orgoglioso di essere ‘sound engineer’ per moltissimi artisti del panorama internazionale. Un figura alternativa a quella di Dj e produttore, che in questo strambo periodo mi ha permesso di continuare a lavorare con la musica regalandomi tantissime soddisfazioni.

Si certo! Ho un EP su Saved label di Nic Fanciulli a Febbraio, atteso ormai da più di un anno e rimandato più volte causa Covid-19. Alla fine abbiamo deciso di rilasciarlo comunque. La traccia principale si chiama “Nonsifa” in collab. con il mio bros Riky Ild e ha già avuto un super supporto da Fisher, Carl Cox, Marco Faraone e Nic Fanciulli. Poi ho un singolo fighissimo sulla mia label di casa Lapsus Music dei miei bros Supernova, uno Snatch!, un Glasgow Underground e altre cose carine in arrivo.

 

Ci sono artisti in questo periodo, emergenti e non, che tieni sotto occhio?

 

Si, ci sono molti artisti italiani emergenti che spaccano. Primo su tutti Riky Ild con cui ho fatto molte collab, artista con capacità tecniche sopra la norma che sta già facendo parlare di se per le sue produzioni. Stessa cosa per Fex (IT), anche con lui ho collaborato più volte, artista che è riuscito negli anni a farsi spazio nella massa raggiungendo obiettivi e label importanti. Poi voglio menzionare Giulio Chiaramonti e Diego Serrao entrambi agli albori ma veramente ottimi producer!

 

Cosa consiglieresti ad un artista alle prime armi che vuole entrare a far parte di questo mondo?

 

Di farlo per il giusto scopo. Se si avvicina alla produzione di musica elettronica e al DJing perché crede che sia la strada più veloce per diventare una star e girare il mondo sui Jet… ha sbagliato in partenza. Alla base ci deve essere la cultura. La musica è cultura. Senza un minimo di studio e di passione vera fare musica diventa come giocare alla playstation e non ha senso. Con l’avvento della computer music e la semplicità con cui si possono scaricare senza spendere un euro software di produzione, loop e plug in, sono nati pseudo produttori come funghi, portando il mercato musicale alla saturazione con un prodotto medio di scarsa (se non pessima) qualità.

 

Che consigli potresti dare ai lettori riguardo la produzione musicale?

 

Create i dischi perché lascino un segno nella mente di chi li ascolta, non mettete insieme loop e suoni a caso tanto per dire “ho finto un disco, è una  bomba! Lo invio subito a Marco Carola!!”. Il mondo è saturo di personaggi del genere. E se per caso tu lettore ti rivedi un pò nel personaggio appena descritto ma comunque ami la musica, cerca di cambiare mentalità e i risultati prima o poi arriveranno se fatti con il giusto scopo.

Questo è il consiglio migliore che posso dare!

 

 

 

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