
Come e quando è nata la tua passione per questo genere musicale? C’è stato un momento preciso in cui ti sei detto: “Ok, questa è la mia strada”?
La passione per la musica elettronica ce l’ho da sempre. Da piccolo in casa i miei genitori ascoltavano spesso dance, elettronica o comunque sonorità che facevano ballare, e credo che da lì sia partito tutto. Ovviamente non sono gli stessi ritmi di oggi, ma in qualche modo li ritrovo rielaborati in quello che faccio adesso. Non c’è stato un momento preciso in cui ho detto “ok, questa è la mia strada”: è più un percorso che sto costruendo giorno dopo giorno, con la voglia che diventi davvero il mio futuro.
Cosa ti piace di più: stare in studio a produrre o dietro la console a suonare?
Se devo scegliere, direi dietro la console, perché è lì che ho iniziato. A 13 anni ho preso la mia prima console e passavo i pomeriggi a suonare nella taverna di casa, auto-proclamandomi DJ. La produzione è arrivata solo dopo, e oggi mi piace perché mi dà la possibilità di creare tracce che suonino proprio come le immagino io. Sono due mondi diversi ma si completano a vicenda: il DJing è il mio primo amore, la produzione è lo spazio in cui posso dare forma a quello che ho dentro.
Come nasce una tua traccia? Parti dal groove, da un’idea melodica, da una voce?
Di solito parto sempre dal groove: è la base di tutto per me. Se non arrivo a un groove che mi convince, faccio fatica a immaginare come potrebbe diventare la traccia. Quindi inizio da drums e linea di basso, e da lì poi tutto si costruisce quasi in automatico.
La cosa buffa è che spesso le idee migliori nascono quando sto solo provando qualcosa di nuovo: magari un sample pack appena scaricato o un plugin che voglio testare. E alla fine mi ritrovo con una traccia quasi finita. In realtà, molte di quelle che ho chiuso e che sono uscite sono nate proprio così, un po’ per caso.
Cosa ascolti nel tempo libero? Rimani sempre sull’elettronica o spazi anche in altri generi?
Nel tempo libero ascolto soprattutto elettronica, ma non solo. La musica mi accompagna praticamente sempre: la mattina, per dire, metto spesso WWOZ, una radio americana che passa jazz, blues e funk e mi dà la giusta energia per iniziare la giornata. Dopo ore in studio, invece, quando le orecchie sono già piene di suoni elettronici, preferisco sonorità più leggere come l’ambient, giusto per staccare un attimo.
Per me la musica non è mai davvero “solo sottofondo”: anche quando sembra, appena sento qualcosa che mi colpisce la mia attenzione va subito lì. Ed è così che finisco sempre a scoprire nuova musica.
Hai un sogno nel cassetto legato alla musica che speri di realizzare presto?
Più che un sogno, direi che ho un obiettivo per i prossimi mesi: fare la mia prima esibizione solo vinile. Nell’ultimo anno mi sono buttato davvero a capofitto nel mondo dei dischi e lo trovo super affascinante e soddisfacente. Quindi il prossimo step per me è questo... e magari, chissà, presto riuscirò anche a pubblicare qualcosa su vinile.
Qual è il momento più magico della tua carriera fino ad oggi? E quello più difficile?
Il momento più magico fino ad oggi è stato sicuramente quando ho suonato al Kappa Future Festival a Torino lo scorso anno. È stato incredibile: pioveva fortissimo, ma sinceramente avrebbe potuto anche nevicare e non avrebbe cambiato nulla. Anzi, il fatto che abbia piovuto proprio durante il mio set l’ha reso ancora più indimenticabile.
Il periodo più difficile invece sono stati gli anni del Covid, come penso anche per tante altre persone che vogliono fare questo. Io arrivavo da un anno a Londra, dove mi ero preso una pausa per capire meglio cosa volessi fare dopo la scuola. Quando sono tornato in Italia avevo la carica per riprendere seriamente con la musica, ma poco dopo è scoppiata la pandemia e si è fermato tutto. Per fortuna avevo persone intorno a me che hanno continuato a muoversi, a mantenere vivi i contatti e a organizzare, e questo mi ha permesso di non perdere del tutto il filo.
Che consiglio daresti invece a un giovane producer che sogna di pubblicare la sua prima traccia?
Un consiglio che darei a un giovane producer è di fare di testa sua. Lo so, sembra la classica frase che si sente dire sempre, ma la verità è che pochi la mettono davvero in pratica. Spesso si guarda troppo a quello che fanno gli altri o ci si forza a seguire un percorso che non è il proprio.
Detto questo, è fondamentale anche chiedere consigli e confrontarsi: a volte si ha paura di disturbare o si pensa che ci sia distanza con certe persone, ma in realtà vale sempre la pena farlo. L’importante è poi valutare con la propria testa e non farsi mai forzare in una direzione che non senti tua.
Qual è il brano a cui sei più affezionato? Uno tuo e uno di un altro artista che porti sempre con te.
Tra i miei brani quello a cui sono più affezionato è Existence, uscito nel mixtape Electronic Genesis. Forse è il pezzo più nascosto del mixtape, non è tra i più ascoltati, ma per me ha un valore enorme: è stato il primo che ho prodotto nel periodo della pandemia. L’ho iniziato nello studio di un mio caro amico e proprio lì ho creato un legame con quello spazio: nello stesso complesso, poco dopo, sarebbe nato anche il mio studio, praticamente nella stanza accanto. In un certo senso è il brano che ha dato il via a tutto quello che oggi è il progetto EXCiT.
Un brano di un altro artista che porto sempre con me, invece, è Miura dei Metro Area. Appena ho letto la domanda è stato il primo titolo che mi è venuto in mente, quasi per riflesso. Non lo suono spesso nei miei set, ma lo ascolto tanto, ed è uno di quei pezzi che mi piace di più.

